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Lavoro
Non dimentichiamo.........
Salve, sono un
operaio. Sì esistiamo ancora, ma non abbiate paura: io sono già
morto. Oggi sfilerete per la mia città con il lutto al braccio,
osserverete qualche minuto di silenzio e deporrete fiori per
ricordare me e i miei tre compagni di lavoro scomparsi in quell'inferno
di fabbrica. Ma noi eravamo già morti, bruciati nell'animo
dall'indifferenza.
Non potete immaginare cosa voglia dire lavorare per sedici ore
consecutive tra il rumore, la puzza di combustibile e un calore che
ti scioglie le ossa e ogni pensiero. Dopo una decina di ore non
capisci più quello che stai facendo. Vai avanti per inerzia con
gesti automatici e a morire nemmeno ci pensi. Perché morire
lavorando è la cosa più assurda che ti possa succedere.
Magari ci scherzi su col caposquadra, che ti lancia un'occhiata
paterna e bonaria prima di dirti «Badòla, torna a lavorare!», perché
ha la commissione da terminare e in fretta. Già, le commissioni. Qui
parlavano tanto di smantellamento, eppure continuavano a dirottare
su Torino tante di quelle lavorazioni che ho ormai perso il conto.
Ufficialmente, però, stavamo smantellando. Così, qualcuno di noi si
ritrovava pure a fare le pulizie. Altro che operai specializzati.
Schiavi a ore, ecco cos'eravamo.
Capita poi un giorno che per il sovraccarico di lavoro scoppi un
tubo pieno di olio lubrificante. Quei tubi che ti avvolgono come un
boa per tutta la fabbrica, ma mica ci pensi che potrebbero
stringerti in un atroce finale.
L'olio si è incendiato quasi subito e, ve lo assicuro, vedere i
propri amici, i propri compagni di sudore, quelli di cui conosci
mogli, figli... Vederli arsi vivi, beh, ti uccide ancor prima di
essere morto. Per me è stato così, almeno. Non mi sono nemmeno
accorto che stavo facendo la loro stessa fine.
È strano, sapete? Dopo i primi istanti di dolore, in cui vorresti
strapparti il cuore, non senti più nulla. Il fuoco purifica, ma
soprattutto ti brucia tutte le terminazioni nervose della pelle e
non senti più dolore. Almeno così dicevano i medici mentre cercavano
di staccarmi i vestiti, che si erano ormai fusi sulla mia pelle. Un
paio di giorni di agonia e poi via, nemmenoil tempo per una lacrima.
Tanto non l'avrei sentita rigarmi la faccia.
Ora è finita, ho timbrato il cartellino per l'ultima volta mercoledì
5 dicembre. Avevo 26 anni ed ero operaio. Non esistevo prima e tra
qualche giorno non esisterò più.
Ciao
Lunedì 10 Dicembre
2007
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Ieri, Oggi e Domani
Era la metà
degli ’70 quando ho iniziato a lavorare ed il mondo del lavoro,
volendo fare una semplificazione, era suddiviso in 2
categorie di lavoratori : la categoria di coloro che avevano
un lavoro stabile e quella di coloro senza lavoro (intendendo
disoccupati & inoccupati).
Domenico Villani
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