LINEE GUIDA PER UN
PIANO ALTERNATIVO DEI RIFIUTI NEL LAZIO
Nota Piano Integrativo Regione Lazio:
la nostra controproposta
Partiamo dalla constatazione che il
Piano Integrativo di Gestione Rifiuti della Regione
Lazio, che è stato oltretutto oggetto di un
approssimativo lavoro di rimaneggiamento nella versione
approvata in aula, non ha saputo e voluto affrontare
il nodo cruciale del ciclo dei rifiuti costituito
dalla visione strategica di abolire sostanzialmente
la discarica come terminale di accumulo di un
processo sociale ed industriale antiquato ed errato, in
quanto ancora oggi consente lo spreco di materie prime
preziose.
L’approccio al problema infatti è di
natura essenzialmente impiantistica con l’uso
preponderante della tecnologia dell’incenerimento, visto
come la soluzione salvifica, pur in presenza di enormi
ed irrisolti problemi tecnologici e corrispondenti
responsabilità in materia di salute pubblica, in merito
da un lato alla dispersione in atmosfera di polveri
ultrafini nanometriche con effetti patologici molto
gravi e dall’altro di ceneri tossiche da conferire
poi infatti in discariche speciali.
In assenza di una strategia
complessiva, di un quadro normativo e di massicce
risorse finanziarie dedicate alla riduzione dei
rifiuti e soprattutto all’avvio/estensione generalizzata
della raccolta differenziata domiciliare e del
conseguente riutilizzo e riciclaggio di prodotti e
materiali, la Regione Lazio ha oggi semplicemente
rinunciato al suo compito di natura istituzionale di
promuovere un modello di gestione raccolta/smaltimento
che sia razionale, efficiente ed economico oltre
ovviamente a non essere inquinante per la comunità e per
il territorio.
Il Piano Integrativo di Gestione
Rifiuti della Regione Lazio è infatti volto al solo
dimensionamento degli impianti di
trattamento/separazione, al dimensionamento delle
volumetrie da autorizzare nelle discariche, al
dimensionamento degli impianti di incenerimento.
Purtroppo si rileva che nulla è detto, a parte gli
stanziamenti economici pur importanti, del come si possa
raggiungere il pur scarsissimo obiettivo del 50% di
raccolta differenziata e quindi delle necessità:
infrastrutturali, quali impianti
di compostaggio, isole ecologiche ecc.
accordi CONAI e consorzi di
filiera
campagne di sensibilizzazione
iniziative di normativa regionale
politiche di "acquisti verdi"
tariffe puntuali (chi
inquina/produce rifiuti paga)
Analoga osservazione sulla totale
mancanza di pianificazione della riduzione a monte e
sulle politiche di promozione del riuso.
Inoltre viene proposta una visione
di scenari futuri con continui aumenti della produzione
e conseguente necessità impiantistica. Questa tesi è
da sfatare in una regione dove i primi sintomi di una
stagnazione economica cominciano a manifestarsi anche
nel settore rifiuti.
In particolare la produzione di
Rifiuti Solidi Urbani (RSU) nella provincia di Roma
mostra un andamento di forte crescita fino al 2000 e
poi, dopo un periodo di stabilizzazione, sembra oggi
destinata alla riduzione.
La crescita, in vista del Giubileo
del 2000, portò al commissariamento (1999), forma di
gestione monocratica appena conclusa con la
presentazione del presente pessimo Piano Integrativo dei
rifiuti.
La produzione di rifiuti nel Lazio è
guidata dalla provincia di Roma e mostra un andamento
non sempre crescente come dimostrato dal grafico
seguente:

Produzione RSU nel Lazio (dati vari
rapporti APAT)
Il fenomeno della attuale diminuzione
degli RSU avviene anche in assenza di politiche volte
direttamente alla riduzione dei rifiuti è probabilmente
dovuto a cause strutturali: la difficoltà alla
crescita del PIL, all’aumento dei costi energetici e
finanziari, che portano ad una riduzione delle spese
delle famiglie per beni (quali quelli non "durevoli") ad
alta potenzialità di generazione rifiuti. La diminuzione
2006-2007 è di circa il 3,3%.
Contemporaneamente, a fronte di un
aumento del la popolazione da 3.831.959 (2006)
4.013.057(2007) abitanti la produzione procapite
diminuisce del 7,67%, cioè la diminuzione del
procapite è ancora più marcata.