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L'attacco di Cerroni "L'ok a Malagrotta?
Rivolgetevi a Storace"

Roma non rischia l´emergenza come Napoli. Finché campo io potrà mettere i rifiuti in discarica

 

di Cecilia Gentile (13 novembre 2008)

 

«Ha letto il comunicato? Ho spiegato tutto: non ero tenuto ad avere il certificato antincendio perché l´impianto non era ancora a regime, ma in preesercizio».

Manlio Cerroni, dominus dei rifiuti della capitale, sempre restio a parlare, stavolta viene al telefono. Fatica a contenere la rabbia per il sequestro del "suo" gassificatore, che proprio oggi doveva essere inaugurato. Invece i carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, hanno messo ai sigilli all´impianto e la Procura ha aperto un´inchiesta.

Avvocato, non c´è solo la mancata applicazione delle norme antincendio. C´è, soprattutto, la violazione della normativa Seveso 2, che vieta di concentrare nella stessa area impianti industriali ad alto rischio.
«E che c´entro io con Seveso 2? Erano l´allora presidente della Regione Lazio Francesco Storace e l´assessore Marco Verzaschi che dovevano valutare, che dovevano controllare. Loro mi hanno dato l´autorizzazione: che c´entro io? E poi, guardi. Questa questione di Seveso è una stupidata grossa come una casa: si tratta solo di un serbatoio che era troppo grande e che mi hanno fatto sostituire».

Dunque, Seveso 2 non la riguarda.
«No, riguarda Storace e Verzaschi. Qualcuno pagherà per questo scherzetto».

Cosa vuol dire?
«Il gassificatore è una rivoluzione, è il futuro. In Giappone su 100 impianti 75 sono gassificatori, gli altri inceneritori».

Avvocato, cosa rischia Roma se non si attiva il gassificatore?
«Non rischia niente».

Non rischia di entrare in emergenza come Napoli?
«Niente affatto, perché finché campo io gli faccio mettere i rifiuti in discarica ancora per 200 anni».

E allora il gassificatore?
«Quello serve per mettersi in regola con le norme europee (che hanno vietato dal 2005 di interrare i rifiuti tal quali, ndr )».

Appena eletto, il presidente della Regione Piero Marrazzo le ha mandato una lettera chiedendole di sospendere i lavori.

«Non mi ha mandato niente, è stato solo un accordo di cortesia. Su invito di Marrazzo, ho sospeso i lavori per sei mesi. Se non li avessi sospesi, avremmo inaugurato il gassificatore a Natale scorso, non adesso».

Perché poi ha ripreso i lavori?
«Evidentemente Marrazzo ha fatto le sue verifiche. Lo volete capire! Questo gassificatore è come l´Himalaya e il K2 messi insieme. E´ una potenza. Non produce diossine».

Per dimostrarlo, Manlio Cerroni ha modificato l´appuntamento di stamattina: l´inaugurazione saltata per il fuori programma del sequestro è stata trasformata in una visita guidata per la stampa al complesso di Malagrotta 2 e ai satelliti che lo compongono. Non si scoraggia Cerroni, anzi, contrattacca.
Ma neanche il comitato dei residenti, che da sempre dà battaglia alla discarica e al gassificatore, rinuncia ad attaccare. «Oltre al gassificatore sequestrato - ricorda il presidente Sergio Apolloni - nell´area di Malagrotta ci sono altri cinque impianti a rischio di incidente rilevante: un deposito di Lampogas, un deposito di carburante Deco, un deposito di Gpl, un altro dell´Eni e una raffineria».

Secondo il comitato Malagrotta «è necessaria una valutazione di impatto ambientale complessiva dell´area e un riesame di tutte le procedure e le autorizzazioni legate al gassificatore, che, per la particolarità del territorio già compromesso, non doveva essere realizzato nel comprensorio».

In difesa di Cerroni e del gassificatore si schiera decisamente il segretario regionale dell´Udc Luciano Ciocchetti. «A Roma esiste una lobby politica trasversale che tenta di condizionare e bloccare ogni iniziativa di modernizzazione - accusa - L´opera realizzata a Malagrotta è un vero regalo alla capitale e un esempio di alta tecnologia. Una classe dirigente seria e lungimirante dovrebbe spiegare e illustrare ai cittadini la verità sulle reali funzioni di un gassificatore moderno».

(13 novembre 2008)

 

La Campagna xenofoba del Governo

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