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"Malagrotta, chiudete la discarica"

Centoquaranta ettari di immondizie che creano miasmi insopportabili. "Di notte con le finestre serrate, ma non serve a niente". Ultimatum degli abitanti: "Nessuna proroga dopo il 31 dicembre"

 

di Cecilia Gentile

«E´ una puzza che prende alla gola, anche di notte. Chiudiamo le finestre, ma non serve, quell´odore fetido passa anche se hai i doppi vetri». Dal balcone di casa del signor Tonino Capriotti, in via Ubaldo Prosperetti, si riesce a vedere la discarica di Malagrotta, la più grande d´Europa, in tutta la sua gigantesca estensione: 140 ettari di colline di immondizia dove i camion riversano senza tregua nuovi rifiuti.

E la linea dell´orizzonte viene continuamente modificata dalle ultime colline artificiali degli scarti dei romani, che si trasformano nella minaccia di nuovi, insopportabili miasmi. «Basta, la discarica adesso deve chiudere, nessuna proroga oltre la scadenza stabilita dalla legge del 31 dicembre prossimo. Sono troppi anni che conviviamo con quest´incubo», dicono i residenti, costituiti in un agguerrito comitato.

L´incubo ha preso nel tempo forme diverse: una frana che per fortuna ha solo ostruito una strada del quartiere, ma poteva trasformarsi in tragedia per gli automobilisti e la gente di passaggio, scoli inquinanti finiti nei canali di irrigazione dei campi coltivati, rifiuti lasciati scoperti oltre il limite di tempo consentito dalla legge. Gli abitanti hanno annotato e denunciato tutto alla Procura, con foto ed esposti. Ormai girano con la macchina fotografica pronti a registrare la prima, presunta irregolarità. Racconta Maurizio Melandri: «Ho documentato con le mie foto che rifiuti scaricati il 23 aprile sono stati ricoperti solo il 27 maggio scorso. Adesso c´è un´inchiesta della Procura». «Quando ci fu la nevicata del 1984 - ricorda Lucia D´Alessio - la terra si spaccava e noi vedevamo uscire i vapori di metano». «Eravamo qui, con un giornalista, a mostrargli gli orrori della discarica - racconta Sergio Apollonio, anima storica del comitato - quando vediamo il canale di scolo diventare tutto nero. Quel canale, dove le analisi hanno rilevato sostanze altamente inquinanti, è finito poi nel Rio Galeria, il fiume che irriga i nostri campi». «Ci parlano sempre di prevenzione - protesta Maria Bartolucci - ma noi come facciamo a osservarla qui, con tutte le schifezze che mangiamo e che respiriamo?» Perché nel territorio di Malagrotta, ripetono gli abitanti, non c´è solo la discarica. Dalla casa del signor Tonino si vedono in rapida successione da destra a sinistra le colline della discarica, il gassificatore in costruzione, la raffineria, il deposito di carburante, lo stabilimento dei rifiuti ospedalieri, le torri del vecchio inceneritore fatto chiudere dal pretore Gianfranco Amendola nel 1984. Per le strade del quartiere ci sono i cartelli che avvisano che ci troviamo in zona "Seveso 2, a rischio di incidente rilevante". «Viviamo su una polveriera, su una bomba di sostanze inquinanti - dice Lucia D´Alessio - Non è valido per noi il discorso che nessuno vuole il gassificatore sotto casa. Noi chiediamo giustizia sociale».

E non basta a tranquillizzare i residenti l´idea che la discarica di Malagrotta è prossima per legge alla chiusura. Il loro terrore è che rinasca sotto mentite spoglie. «Ci sono le ordinanze gemelle - prosegue la signora D´Alessio - una dà il via libera al gassificatore, l´altra autorizza l´apertura dell´invaso di Testa di cane, 23 ettari di cava per ospitare le scorie del gassificatore. Ma chi ci dice che questo invaso non diventi un´altra discarica? Questo è un fortino invalicabile, una terra di nessuno senza controlli». Ora tutte le speranze sono concentrate nell´incontro dei residenti con il sindaco Walter Veltroni, che li riceverà il prossimo venerdì 20 luglio.

«Abbiamo paura - racconta Sergio Apollonio - secondo le ultime previsioni del piano Marrazzo nel gassificatore di prossima apertura di Malagrotta dovrebbero funzionare addirittura tre linee. Per evitare la costruzione di un quarto impianto si pensa infatti di potenziare i tre esistenti. Con la chiusura della discarica finirà un incubo, ma ne inizierà un altro, legato alle scorie delle tre linee del gassificatore. Qui ci sono rifiuti dappertutto. Quando hanno fatto i carotaggi per il piano di zona a Monte Stallonara, hanno scoperto enormi strati di immondizia. Anche il gassificatore poggia su questo ventre molle di rifiuti e metano». «Dicono che non ci sono soldi per la raccolta porta a porta della differenziata - riprende Lucia D´Alessio - ma allora quelli per le linee pubbliche di trattamento che vogliono realizzare dove li prendono?».

(14 luglio 2007)

 

 

 

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