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La
contraccezione è un diritto: per una sessualità ed una
maternità libere e responsabili
Siamo colpite dalla vicenda delle ragazze pisane a
cui è stata negata la pillola contraccettiva del
giorno dopo, e vogliamo che casi del genere non si
ripetano mai più. Tutte noi sappiamo quanto siano
delicati e angoscianti i momenti in cui si teme una
gravidanza indesiderata e si vuole prevenire il
dramma dell’aborto. Per questo riteniamo che la
contraccezione sia un diritto e le istituzioni
pubbliche, presidi sanitari e farmacie lo debbano
garantire 24 ore su 24. La vicenda pisana è
gravissima. Per le leggi italiane l’obiezione di
coscienza non riguarda la contraccezione, e negare
la prescrizione o la somministrazione di un
contraccettivo configura il reato di omissione di
pubblico servizio. Sono preoccupanti le posizioni
del Partito Democratico espresse dal ministro
Giuseppe Fioroni che si è dichiarato contrario
all’accertamento delle responsabilità su questa
vicenda, invocando il ricorso ad un presunto diritto
all’obiezione.
Rifiutiamo ogni tentativo di colpevolizzazione e di
restrizione delle liberta delle donne: le leggi
dello Stato italiano vanno osservate, e le
istituzioni devono essere amichevoli e accoglienti,
soprattutto nei confronti delle giovani donne, per
difendere i loro diritti, rispettare la loro dignità
e affermare una sessualità ed una maternità libere e
responsabili.

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La
Campagna xenofoba del Governo
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Il
Mondo
al femminile
PER
LORENA
Il 17 maggio si
manifesta a Verona ricordando il recente
assassinio di Nicola Tommasoli. La mia
casella di posta elettronica e' piena di
messaggi che me lo ricordano.
Per Lorena Cultraro,
quattordicenne uccisa, bruciata, gettata
in un pozzo, non mi arriveranno
comunicati e inviti. Non vi sara' una
manifestazione nazionale per Lorena
promossa dai partiti della sinistra.
Nessuno scrivera' un
appello dal titolo "Lorena siamo tutti
noi". Nessuno si sentira' fieramente
antifascista e percio' orripilato per la
sorte di Lorena. E infatti che c'entra?
Ci sono troppi fattori diversi. I tre
assassini sono minorenni, hanno alle
spalle famiglie da tutelare, e poi
esprimevano a loro modo dei bisogni, e
c'e' da fare il conto con la loro
"diversa" cultura, no? Hanno pianificato
l'omicidio, hanno pianificato
l'occultamento del cadavere, ma erano
evidentemente in preda a raptus:
"abbiamo perso la testa", hanno
dichiarato. E poi, maggior differenza di
tutte, il cadavere di Niscemi e' di
sesso femminile. Quindi, come ben dicono
le tacche sui calci delle pistole di
John Wayne, sono cadaveri che "don't
count", le donne non si contano, valgono
meno e tutti sappiamo che valgono meno,
percio' a che pro agitarsi tanto? Sara'
stata consenziente. Un po' se l'e'
voluta. Non avrebbe dovuto... (e qui
metteteci quel che vi pare: uscire da
sola, innamorarsi, avere amici). E'
colpa sua. Percio' i tre fascistelli
assassini, che tali sono perche'
imbevuti di ideologia patriarcale, non
riceveranno le manifestazioni di sdegno
di nessun eminente politico e gli
opinionisti sdottoreranno di psicologia
e pulsioni, e qualche testa di rapa
proporra' ancora che le femmine escano
di casa indossando un collare da cane
(al polso) con messaggino d'aiuto
incorporato, o che non dimentichino lo
spray al peperoncino, o che si impegnino
in corsi d'autodifesa i quali insegnano
come si cacciano le dita negli occhi ad
un altro essere umano, ma niente sul tuo
valore e sulla stima che fai di te
stessa.
E meno che mai
su cosa fare quando ami il tuo
assassino. La prossima Lorena ricevera'
tutti questi messaggi: che la morte
della sua coetanea non conta nulla per
nessuno, che quindi gli adulti sono
ancora piu' falsi e ipocriti di quanto
pensava e non si puo' assolutamente
contare su di loro quando si e' nei
guai; che le donne sono vittime
predestinate e se manifestano segni di
indipendenza e intraprendenza devono
essere severamente punite; che la
sessualita', per le donne, e' morte. Poi
la prossima Lorena verra' assassinata,
ed io leggero' a commento eruditi
articoli sugli effetti dei videogiochi
sulla psiche giovanile. Le mani dei
"piccoli" omicidi verranno impunemente
armate di nuovo, e di nuovo,
dall'indifferenza, dalla misoginia e dal
machismo. Ma alla sinistra i "femminicidi"
interessano, quando interessano, solo se
si danno a Ciudad Juarez. E alla destra
solo se gli assassini sono romeni.
di
Maria G. Di Rienzo
[ Ringraziamo
Maria G. Di Rienzo (per contatti:
sheela59@libero.it) per questo
intervento.
Maria G. Di Rienzo
e' una delle principali collaboratrici
di questo foglio; prestigiosa
intellettuale femminista, saggista,
giornalista, narratrice, regista
teatrale e commediografa, formatrice, ha
svolto rilevanti ricerche storiche sulle
donne italiane per conto del
Dipartimento di Storia Economica dell'Universita'
di Sydney (Australia); e' impegnata nel
movimento delle donne, nella Rete di
Lilliput, in esperienze di solidarieta'
e in difesa dei diritti umani, per la
pace e la nonviolenza. Con Michele Boato
e Mao Valpiana ha promosso l'appello
"Crisi politica. Cosa possiamo fare come
donne e uomini ecologisti e amici della
nonviolenza?" da cui e' scaturita
l'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008
e quindi il manifesto "Una rete di donne
e uomini per l'ecologia, il femminismo e
la nonviolenza". Tra le opere di Maria
G. Di Rienzo: con Monica Lanfranco (a
cura di), Donne disarmanti, Edizioni
Intra Moenia, Napoli 2003; con Monica
Lanfranco (a cura di), Senza velo. Donne
nell'islam contro l'integralismo,
Edizioni Intra Moenia, Napoli 2005.
Il Pontefice, Casini e la legge 194
In
questi 30 anni la legge 194 ha
subito attacchi ciclici. Ma in
questi 30 anni mai un Pontefice
aveva accusato in modo così
esplicito una legge dello Stato
Italiano, come ha fatto in questi
giorni Benedetto XVI, considerandola
la causa di “una ferita alla nostra
società”. In nome di legittimi
valori etici a cui il magistero
della Chiesa si appella, viene
oltrepassata la soglia che
garantisce la reciproca autonomia
tra Stato e Chiesa, si entra nel
merito dell’azione legislativa,
indicandone i rimedi.
Non basta dunque difendere, come
sempre e come è giusto, la Legge
194, richiamandone gli indubbi e
obiettivi risultati o appellandosi
alla volontà di applicarla in tutte
le sue parti, a cominciare da quella
preventiva.
Non basta, anche se dalle stesse
fila della maggioranza di
centrodestra e della stessa
neoministra Carfagna giungono parole
prudenti e sagge in proposito. No.
Non basta, perché oggi il potere
politico e legislativo è chiamato
non solo a difendere una buona legge
ma l’autonomia e la laicità dello
stato contro ogni impropria
invadenza , a delimitare con
nettezza i confini insuperabili tra
la ragione della fede e la ragione
della legge.
Nel nostro paese, contrassegnato da
sempre da un rapporto poco
equilibrato tra il potere religioso
e il potere politico-istituzionale,
oggi si sta oltrepassando il segno
che la Costituzione e il Concordato
hanno tracciato.
Per questo non basta difendere la
legge sull’aborto, ricordare che ha
quasi cancellato l’aborto
clandestino con il suo strascico di
morte e di dolore, che ha dimezzato
il ricorso alle interruzioni di
gravidanza grazie alla saggezza
delle donne a cui è stata assegnata
l’ultima parola. NO. Non basta più.
Neanche per difendere una legge
civile a cui la maggioranza delle
italiane e degli italiani non
intende sicuramente rinunciare.
Ciò che va preso nelle mani della
politica è il coraggio della propria
autonomia nei confronti di ogni
potere forte che intenda toglierle
“sovranità”.
E’ questa, a mio modo di vedere, la
più grande riforma delle classi
dirigenti di cui l’Italia ha
bisogno. Una riforma che la
ricollochi nella normalità europea,
come ha saputo fare recentemente la
Spagna cattolica.
Il Partito Democratico, per la sua
stessa composizione, non può che
balbettare.
La nuova sinistra deve farne invece
un suo punto do forza e di identità.
La laicità dello Stato e delle sue
classi dirigenti, la giustizia
sociale e la dignità del lavoro sono
questioni egualmente fondative di
una sinistra moderna, europea, di
governo.
Quando il Papa sceglie di esternare
sulla 194 dinanzi al Movimento per
la Vita e a quel Casini che è stato
sconfitto quasi 30 anni fa dal
Referendum da lui promosso e che
rappresenta la componente più
integralista e minoritaria del mondo
cattolico, fa una scelta di campo.
Una scelta regressiva per la Chiesa
e per i cattolici italiani. Sceglie
quella parte che ancora oggi chiede
un partito cattolico e ama le
crociate più del dialogo.
La legge 194 è dunque, dopo 30 anni,
ancora un simbolo.
Il simbolo della libertà femminile e
dello stato laico, ma insieme del
dialogo e della conciliazione tra
laici e cattolici, i cattolici del
Concilio Vaticano II.
E’ da quel punto di incontro che la
Chiesa di Ratzinger si sta
allontanando pericolosamente,
allontanandosi anche dalla
maggioranza dei suoi fedeli e dal
popolo.
La politica non può ignorarlo
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