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2001:
Odissea nel cemento
19
Marzo 2008

Anno 2000:
i Comuni possono spendere i soldi delle licenze edilizie SOLO a
fronte di investimenti.
Anno 2001,
ottobre:
i Comuni sono autorizzati a spendere i soldi delle licenze edilizie
per fare quello che gli pare, grazie al nuovo
Testo Unico sull’edilizia.
Arriva il boom edilizio.
Anno 2000:
159.000 abitazioni costruite.
Anno 2007:
298.000 abitazioni costruite e 38.000 ampliamenti di
abitazioni.
Le licenze raddoppiano
in 7 anni, il territorio italiano viene cementificato da palazzine,
nano grattacieli, hangar, seconde, terze, quarte ville, parcheggi,
garage. I Comuni raddoppiano gli incassi senza alcun obbligo di
destinazione d’uso. Hanno la
licenza di uccidere
il territorio.
Il territorio comunale, lo dice la parola stessa, è patrimonio
“comune” dei
cittadini
che lo abitano. Appartiene a loro. Il bosco, il prato, la vista
panoramica, un posto per passeggiare o far giocare i propri figli,
il parco, i giardini o, anche, un semplice spazio vuoto per
vedere l’orizzonte.
Chiarito che il territorio è dei cittadini e non del sindaco
fasciato a festa e dei suoi assessori che sono SOLO
dipendenti
comunali
facciamoci qualche domanda.
Dove sono finiti i soldi
delle licenze edilizie concesse senza più l’obbligo di investimento?
Nuovi servizi, asili, piste ciclabili, trasporti pubblici non si
sono visti. Farei un’indagine, Comune per Comune.
Quanto ancora si può cementificare il paesaggio italiano? Si può
solo tornare indietro,
decementificare.
Il turismo sta morendo di cemento.
Quali sono le maggiori
imprese edili
che hanno ottenuto le licenze?
I costruttori
comandano
ormai più del sindaco Moratti e del sindaco Topo Gigio, devono
uscire dai consigli comunali. Sono lì, anche se non sono stati
eletti.
Il processo infernale messo in moto dal Testo Unico del 2001 va
fermato. Bisogna
riportare le
lancette al 2000.
Meno cemento, meno soldi per i partiti, i veri padroni dei Comuni. I
cittadini devono presentarsi in
consiglio comunale
per chiedere i motivi dello scempio edilizio e documentare
l’incontro con una telecamera.
Il
Bel Paese
è nostro, riprendiamocelo.