Termovalorizzatori, ma
dde che?
di Beniamino Ginatempo*
Al di là del titolo
provocatorio ci sono
alcune fatti sui quali
vorrei invitare ad una
riflessione. Si tratta,
per esempio, di capire
in che consista questa
pretesa valorizzazione.
È evidente che le leggi
di Natura non possono
essere trasgredite od
ignorate solo perché i
media presentano i
termovalorizzatori come
la soluzione definitiva
del problema dei rifiuti
nel mondo occidentale.
Alcune affermazioni si
scontrano con le leggi
della Fisica. Una
fondamentale legge è la
seguente: “la massa non
si crea e non si
distrugge” (Principio di
Conservazione della
Massa). Tale principio
vale ovunque
nell’universo e si
applica anche ai rifiuti
negli inceneritori.
Questo significa che una
tonnellata di rifiuti,
prima
dell’incenerimento,
peserà una tonnellata
anche dopo
l’incenerimento, ma sarà
sotto forma di ceneri,
polveri più o meno
sottili, gas e altri
materiali intercettati
da costosissimi e
raffinatissimi sistemi
di filtraggio. Pertanto
se si avranno meno
ceneri, si saranno
prodotti più polveri e
gas (più o meno nocivi).
Inoltre va sgombrato il
campo da un altro
equivoco: il fatto che
il termovalorizzatore
produca energia non vuol
dire affatto che la
massa dei rifiuti venga
trasformata in energia
(fortunatamente non si
hanno reazioni nucleari
negli inceneritori!).
Vuol dire solo che
l’energia termica
sviluppata nella
combustione del CDR
viene trasformata in
energia elettrica. Si
sottintende che questa
energia è la
valorizzazione dei
rifiuti stessi, infatti
non si avrebbe se il CDR
andasse in discarica.
L’incenerimento è, per
quanto sopra, non una
distruzione della massa
dei rifiuti ma una
riduzione del loro
volume, cioè una sorta
di efficiente
compattamento, chimico
anziché meccanico. Il
prezzo pagato per questa
riduzione di volume è
l’emissione di gas e
polveri, evidentemente.
In buona sostanza,
l’incenerimento altro
non è che il
conferimento di una
grande percentuale della
nostra spazzatura in una
enorme discarica ad
utilizzo apparentemente
gratuito: l’atmosfera.
Resta poi, naturalmente,
il problema di cosa fare
delle ceneri e dei
filtri, rifiuti speciali
che non possono andare a
finire sotto il tappeto.
La logica conseguenza di
quanto sopra è che
l’incenerimento non è e
non può essere la
soluzione del problema
dello smaltimento dei
rifiuti, come da
propaganda mediatica su
questo tema. La
termovalorizzazione,
dunque, non impedirà a
l’umanità di essere
sepolta dai rifiuti, ma
servirà al massimo a
posporre quel momento -
sempre che non ci si
avveleni prima con i gas
e le polveri.
La più rigorosa ma
semplice maniera per non
restare presto
seppelliti dai nostri
rifiuti è, in base ai
precedenti ragionamenti,
quella di limitarli al
massimo. Ampliare il
riciclaggio è certamente
una delle tecniche più
efficienti. Stefano
Dall’Agata in un suo
bell’articolo (http://www.sinistra-democratica.it/dalla-stampa/articol-771)
ci ricorda che riciclare
un Kg di plastica sia
molto più conveniente
(dal punto di vista
energetico) che rifarla
ex novo dal petrolio. Io
mi spingerei un po’ più
in avanti. Una flacone
di plastica (p.es.
quello del detersivo per
i piatti) è quasi
eterno, e non c’è
affatto ragione di
riciclarlo (cioè
pulirlo, fonderlo e
farne buste di
plastica): basta
riutilizzarlo così com’è
(cioè riempiendolo di
nuovo detersivo).
Purtroppo, non è così
per le lattine o per i
sacchetti della spesa o
quelli della spazzatura.
Il riciclaggio quasi
completo di molti
materiali è però
possibile, ma questo
presuppone a monte un
sistema industriale
disposto a recepire e –
stavolta sì! – a
valorizzare i rifiuti.
Purtroppo senza una
cartiera nelle vicinanze
non è utile riciclare la
carta; senza una
fonderia vicina e
opportunamente
attrezzata è impossibile
riciclare l’alluminio;
senza industrie
elettroniche
opportunamente
specializzate non si
possono riciclare i
telefonini ed i
televisori; ecc.. Quindi
va posta la seguente
domanda: se in una
regione (e.g. la
Sicilia) non c’è un
sistema industriale in
grado di recepire e
processare i materiali
riciclati in maniera
economicamente
conveniente, come si
potrà mai riciclare fino
al 30% di RSU? Io non
credo che tutto dipenda
dalla inciviltà e
l’arretratezza culturale
dei cittadini. E infatti
in Sicilia si ricicla
meno ancora che in
Campania (a Messina il
3%) e la situazione è
destinata a peggiorare.
In cambio del
conferimento di una
modesta quota di rifiuti
campani, la Sicilia di
Cuffaro ha ottenuto dal
governo Prodi (con buona
pace di Pecoraro Scanio)
lo sblocco della
costruzione dei 4
(quattro)
termovalorizzatori più
grandi d’Italia. La
Sicilia dunque si sta
attrezzando per
diventare la principale
pattumiera d’Italia,
dove si brucerà tutto
ciò che non si
riciclerà, cioè quasi
tutto. Anzi, più si
brucerà più sarà
conveniente per i
privati che gestiranno
gli impianti. Ed in
Sicilia l’equazione “far
soldi con i rifiuti=
ecomafie” è facile da
ipotizzare, quindi non è
solo interesse di
Confindustria, Enel,
Fiat ed Impregilo, come
ben scrive Stefano
Dall’Agata (che pensa a
realtà territoriali
assai diverse come il
Veneto ed il Nord-Est).
Secondo me, la più
razionale risposta al
problema dei rifiuti,
l’obbiettivo cui
tendere, sta nella
“Opzione Zero” di Paul
Connett: tutto ciò che
prima o poi dovrà essere
incenerito semplicemente
non dovrebbe essere
prodotto. Ma bisogna
realizzare che questo è
impossibile in un
modello di sviluppo
neo-liberista. Infatti
produrre solo ciò che
serve e può essere
riutilizzato è possibile
solo in una società che
persegue il bene comune,
non in una società che
insegue il profitto.
Presentato così questo
tema delinea l’arcinota
dicotomia
sostenibilità-mercato e
l’unica soluzione
razionale che io so
trovare sta dal lato
della sostenibilità.
Cioè il socialismo del
futuro. Ma purtroppo ci
vorrà tempo
(specialmente se la
sinistra cincischia
addirittura nel
federarsi e non si
decide ad unirsi).
Nel frattempo, però, non
si può permettere che i
rifiuti urbani riempiano
le strade e qualcosa
bisognerà fare, perché
non si può attendere ed
ammalarsi con la
spazzatura sotto casa.
Quindi qualche
inceneritore bisognerà
pur costruirlo, ma senza
esagerazioni bulimiche
come quella siciliana.
Comunque oltre ad un
generico “puntare sul
riciclaggio” – i cui
limiti come già detto
stanno nel livello di
sviluppo industriale del
territorio e non solo
nella buona educazione
della gente – io credo
che l’azione del governo
possa comprendere
qualche intervento, che
mi limito ad elencare in
favore dei parlamentari
de La
Sinistra/L’Arcobaleno
(un PDL delega?).
1) Sganciare la TARSU
dalla metratura delle
abitazioni/esercizi ed
agganciarla alla
quantità di rifiuti
prodotti per gli
esercizi commerciali ed
alla quantità
persona per le famiglie:
chi fa meno spazzatura
meno paga.
2) Aumentare la TARSU
e scontarla
sensibilmente (fino al
70%) ai cittadini in
proporzione alla
quantità dei materiali
riciclati: chi più
ricicla meno paga.
3) Utilizzare i
grandi centri
commerciali come centri
di raccolta di materiale
riciclabile imponendo
(al rilascio della
licenza) l’onere del
trasporto dei materiali
da riciclare a
destinazione (un tir che
si svuota in un
ipermercato potrebbe
caricare la carta lì
raccolta e nel viaggio
di ritorno scaricarla in
una cartiera).
4) Estendere gli
incentivi alla
rottamazione oltre che a
dispositivi elettronici,
elettrodomestici, ecc.
anche a mobili,
materassi, stoffe e
suppellettili varie.
5) Introdurre
incentivi fiscali
notevoli per quelle
imprese e distribuzioni
che consentano
l’acquisto sfuso dei
prodotti e,
corrispondentemente,
sconti notevoli per il
consumatore. Per esempio
l’acquisto dei detersivi
(o anche acqua minerale,
olio, latte, passata di
pomodoro, surgelati,
succhi, farina,
zucchero, sale, pasta,
ecc.) da opportuni
dispensers e mediante
contenitori
riutilizzabili.
6) Distribuzione
sfusa dei farmaci (no
blister né scatole) in
base al numero esatto di
compresse/fiale
necessarie alla terapia
in contenitori
personalizzati (il che
produrrebbe anche grandi
risparmi al SSN) e
volantino illustrativo
elettronico.
7) Vietare per legge,
o almeno tassare
pesantemente, la
produzione e l’uso dei
sacchetti di plastica
per la spesa e delle
vaschette di polistirolo
per prodotti alimentari,
e similari prodotti
inutili.
8) Istituzione del
Recycle manager nei
comuni e negli enti
pubblici.
*Ordinario
di fisica della materia