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Sicurezza
la differenza tra destra e sinistra
di Titti Di Salvo*
La domanda di sicurezza
non qualifica l'orientamento di chi la propone. Diversamente, le
risposte che vengono avanzate dalla politica differenziano i due
schieramenti. Il decreto di cui si sta discutendo da solo non basta,
mentre si rende necessaria anche una legge sulla violenza ai danni
delle donne
Correndo il rischio di semplificazioni, vale la pena di riproporre
come categorie analitiche quelle della destra e della sinistra per
leggere la nuova polemica politica che infuria in Italia e che
incredibilmente prende le mosse dell'uccisione barbarica di una
donna, Giovanna Reggiani, e dalla denuncia di un'altra donna rom che
ha fatto immediatamente scoprire l'identità dell'assassino, rom
anch'egli.
Perché non è vero che destra e sinistra abbiano smesso di
identificare in modo distintivo analisi e giudizi.
In particolare le affermazioni secondo le quali la sicurezza dei
cittadini non è un problema di destra o di sinistra o sono
lapalissiane, un problema è un problema, o sono ambigue.
Ora la mia opinione è che da un lato la domanda di sicurezza non
qualifica l'orientamento di chi la propone: naturalmente lasciamo da
parte in questo caso la considerazione che la sicurezza è il
risultato di più condizioni (lavoro, situazione personale ecc).
D'altro lato, sono le risposte a quelle domande, assolutamente
necessarie e urgenti, che al contrario qualificano e distinguono
destra e sinistra.
L'aggressione a Giovanna Reggiani è una tragedia che non riguarda
soltanto i suoi familiari: è il segno delle tragedie del nostro
tempo che ci riguarda tutti e che ci interroga tutti.
E' la tragedia della violenza sulle donne che si ripete ormai
quotidianamente ad opera di uomini stranieri ma anche italiani,
segno dell'imbarbarimento di una società: la libertà delle donne e
delle bambine è il metro di misura della civiltà di un popolo.
E' la tragedia di un uomo rumeno rispetto al quale non esistono
alibi, né il degrado della sua vita né la sua condizione di
immigrato. Ma non di meno attraverso quella tragedia emerge quella
della strutturalità dei flussi migratori extracomunitari e
comunitari e la possibilità per una comunità di farvi fronte. Un
problema che non possiamo ignorare.
E' la tragedia della rottura sociale di un paese, il nostro, reso
evidente dall'utilizzo che vien fatto di tutto per alimentare una
polemica politica malsana, tanto fuorviante quanto inefficace.
Ora c'è una differenza tra destra e sinistra nell'affrontare quelle
tragedie: una differenza che consiste in un approccio culturale
distintivo di cui la sinistra può essere orgogliosa perché più
efficace e quindi più utile per la comunità e perfino più europea.
Più precisamente la criminalità va combattuta: la sinistra deve
dirlo con la fermezza del caso distinguendo tra responsabilità
individuale e criminalizzazione di una comunità. La destra molto più
semplicemente agita e alimenta giustizialismi fai da te, narrando di
espulsioni di massa che fanno a pugni con lo stato di diritto. La
sinistra poi non può rimuovere i limiti dell'ordinamento giudiziario
italiano: certezza della pena, velocità dei processi, adeguatezza
del sistema carcerario sono le vie da percorrere.
Lasciamo alla destra il binomio immigrazione-criminalità; lavoriamo
per l'integrazione e per il diritto di tutti, nativi e migranti,
alla legalità e alla sicurezza con interventi, questi sì, destinati
alle comunità: scuola, politiche abitative, diritto di voto, vigili
di quartiere, riqualificazione del territorio, sostegno e strumenti
alle forze di polizia. Rilanciamo il tema delle politiche europee di
sostegno e non di rapina ai paesi in via di sviluppo partendo da una
seria valutazione sulla politica agricola europea.
La sinistra poi deve reagire alla violenza contro le donne e
all'imbarbarimento delle società globali di cui essa è un segno tra
i più evidenti, cominciando proprio col rimuovere tutto ciò che fa
velo su una realtà scomoda ed imbarazzante anche per il nostro
paese.
Va accelerato l'iter in Parlamento della proposta di legge, non solo
la via della Commissione per i reati di molestie sessuali e
omofobia, ma anche calendarizzando in aula tutta la legge.
La destra, al contrario, ignora il tema, parla "delle nostre donne"
e della loro tutela riconfermando un modello patriarcale, ben che
vada autoritario se non violento, alimentato dai rigurgiti contro la
libertà di autodeterminazione delle donne.
Il decreto di cui si sta discutendo può essere migliorato
sicuramente, va accompagnato dal rilancio delle politiche di
integrazione e dal superamento della Bossi-Fini. Soprattutto non è
l'unica risposta: il contrasto alla violenza sulle donne richiede
interventi tempestivi, efficaci, capaci di lanciare un messaggio
determinato al paese. In secondo luogo liquidare il decreto, non
meraviglioso, con aggettivi eccessivamente ingenerosi indebolisce
soltanto la possibilità di rafforzare quel carattere distintivo
delle risposte al tema della sicurezza che la sinistra ha nella sua
cultura. Una cultura della convivenza che oggi serve più che mai
nella nostra società lacerata da divisioni, incertezze e paure.