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LA "FINE" DEI RIFIUTI

 

Intervista di Domenico Villani a Maurizio Melandri

Qual è oggi il tipo di rapporto tra il cittadino medio ed i rifiuti e qual è il suo grado di conoscenza del problema dello smaltimento?

Volendo sintetizzare, si potrebbe distinguere il tipo di rapporto in due categorie:

la prima è quella a cui appartengono le persone che si preoccupano solo quando i mass media mostrano immagini come quelle di Napoli dell’ultimo inverno: finito il tam-tam mediatico, termina anche la sensibilizzazione nei confronti di questo problema; prova ne è il fatto che in quel periodo a Roma, ad esempio, i cassonetti predisposti per la raccolta differenziata di vetro e carta erano strapieni (v foto); a distanza di pochi mesi, i cassonetti della differenziata sono meno utilizzati, tanto che si riesce a disfarsi di vetro e carta senza dover fare tanti chilometri per trovare un cassonetto vuoto. Risulta evidente che la conoscenza del problema rifiuti è in questo caso solo mediatica, quindi puramente virtuale.

La seconda invece è quella a cui appartengono coloro che si preoccupano del futuro, e quindi sono sensibili ai problemi ambientali; tra questi ci sono anche coloro che devono convivere con il problema, in quanto vivono nelle zone che ospitano impianti che "trattano" i rifiuti; La sensibilizzazione nei confronti dello smaltimento dei rifiuti dovrebbe invece partire prima che esso diventi un’emergenza.

Proviamo a parlarne con Maurizio Melandri che, tra l’altro, vivendo proprio in una di queste zone a rischio e componente del Comitato Malagrotta, conosce bene i problemi legati allo smaltimento, e si è sempre battuto e continua a battersi quotidianamente affinché questo processo avvenga secondo modalità ecosostenibili.

Maurizio, come è iniziata questa "passione" per l’immondizia, e da quanto tempo?

L’interesse è scaturito giocoforza dal fatto di abitare nelle vicinanze della discarica di Malagrotta, e l’inizio di tale interesse così com’è oggi si può datare al 1984, anno della chiusura per inquinamento del vecchio inceneritore. L’avvio della discarica ha creato una situazione drammatica per la popolazione limitrofa, che negli anni successivi è dovuta scendere più volte in strada a bloccare i camion dell’immondizia e, alla fine, ad occupare il Consiglio Regionale.

Come si è evoluta la situazione in questi anni?

Anzitutto una premessa: nella zona di Malagrotta ci sono, oltre alla discarica più grande d’Europa (circa 200 ettari), la Raffineria di Roma, l’Inceneritore dei rifiuti ospedalieri, un Bitumificio, vari depositi di gas, diverse cave e tra poco anche il Gassificatore, di cui si stanno facendo le prove in questi giorni. Tutte attività che comportano un enorme traffico di mezzi pesanti, e quindi di incremento dell’inquinamento.

Malgrado ciò, sul territorio non è mai stata fatta un’indagine ambientale per conoscere la situazione d’inquinamento dell’aria e del terreno, mentre il corso d’acqua che lo attraversa, il Rio Galeria, ad un’analisi compiuta dall’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale, ndr) ha raggiunto la scala massima d’inquinamento sia da attività industriali che antropiche. L’unico "miglioramento" registratosi in questi anni può essere indicato nel fatto che, dopo un incontro con l’ex Sindaco Veltroni nel luglio del 2007, questi ha imposto al gestore della discarica di rispettare la legge; di ricoprire cioè con la terra, tutte le sere, i rifiuti scaricati nella giornata. Da allora la puzza tremenda, soprattutto d’estate, è diminuita in modo sostanziale.

Mi stai dicendo che nel corso di tutti questi anni la legge non è stata rispettata e nessuno ha fatto nulla?

Purtroppo è proprio così! Sarebbe, infatti, bastata una gestione della discarica rispettosa delle normative per rendere la sua vicinanza in qualche modo "tollerabile".

Sono state fatte delle promesse che poi non sono state mantenute?

Ricordo solo che per la Comunità Europea la discarica avrebbe dovuto essere chiusa definitivamente il 31 luglio del 2005. E di proclami (ufficiali) di chiusura ce ne sono stati, eppure la discarica è ancora lì "viva e vegeta".

In sostanza qual è la richiesta degli abitanti rispetto a quelli che sono i progetti approvati?

Meriterebbe un discorso a parte la valutazione dell’approvazione dei progetti, frutto di ordinanze commissariali, e quindi non soggetti alle normali procedure di controllo, che non hanno tenuto in alcun conto delle Valutazioni di Impatto Ambientale negative date dal Dip X (Politiche Ambientali e delle Risorse Agricole, ndr) del Comune di Roma.

In questa fase di avvio del Gassificatore, che avviene in una situazione di assoluta mancanza di controlli ambientali, senza una verifica dell’andamento delle prove, di quali siano le possibili emissioni e i possibili rischi, la nostra richiesta è che l’avvio dell’impianto possa avvenire solo dopo l’installazione di una rete di continuo e costante monitoraggio, controllato da esperti ed enti, indipendenti ovviamente da chi gestisce l’impianto (leggi: Cerroni); e purtroppo non si può pensare di affidare tale monitoraggio a quelle Istituzioni che fino ad oggi hanno brillato per la loro assenza, indifferenza ed insensibilità ai disagi ed ai rischi cui sono sottoposti non solo i cittadini della Valle Galeria, ma tutti i romani.

A proposito di romani, il problema Malagrotta riguarda solo un’area circoscritta o sono coinvolti tutti gli abitanti di Roma?

Se prendiamo in considerazione i rischi per le sostanze inquinanti emesse già ora a Malagrotta, e anche quelle nuove che usciranno dal Gassificatore, è chiaro che, essendo la città sotto la direzione di venti prevalenti da ovest, tutti i romani sono, chi più chi meno, soggetti agli stessi rischi degli abitanti di Massimina, Boccea, Bravetta ecc…

Di fatto, molto spesso mi sono sentito dire da amici di Monteverde e Trastevere che a volte sentono anche loro la puzza della discarica; è ovvio che la puzza è solo l’unico elemento "riconoscibile" tra tutte le sostanze che vengono trasportate dai venti sulla città.

Ritorniamo al nuovo inceneritore: che tipo di informazioni avete ricevuto su eventuali prove che dovrebbero essere eseguite, e soprattutto quali garanzie circa il suo funzionamento?

Nei giorni scorsi abbiamo avuto una serie di importanti incontri con gli Assessori all’Ambiente del Comune e della Provincia, De Lillo e Civita; con il Prefetto Mosca e il Comandante dei Vigili del Fuoco, Abbate, ed infine con il Capo Dipartimento Ambiente del Comune, Togni. Un incontro, quest’ultimo, mortificante e avvilente: il Responsabile del Dipartimento ambiente non sapeva nulla delle autorizzazioni necessarie per l'avvio del gassificatore, nulla dei controlli, nulla di ciò che avverrà. Non è mancato però l’entusiasmo, come ciliegina sulla torta, nel mostrarci, con una fierezza non accompagnata da alcuna spiegazione e commento, una scatoletta trasparente nella quale c'era un granulato nero, e sopra la targhetta "Gassificatore di Malagrotta: scorie prodotte il 4 agosto 2008", dimostrando così che l'impianto è andato in funzione senza controlli e senza dare informazione ad alcuno.

La mancata informazione e l’assenza di controlli costituiscono un fatto gravissimo, ma chi competono?

Le competenze e le valutazioni su questo fatto gravissimo non fanno parte dei compiti del Capo Dipartimento, che terrà la preziosa scatoletta fra i suoi tanti ricordi, indipendentemente dal fatto che fra quelle ceneri ci siano anche parti di democrazia e dell’elementare diritto dei cittadini ad essere tutelati. Questi campioni sono stati inviati a diversi uffici, probabilmente anche a quelli che avrebbero dovuto controllare le fasi di avvio e di sperimentazione, ma che non hanno fatto nulla e così, forte evidentemente dell'alta considerazione di cui gode negli uffici pubblici, oltre che nelle stanze della politica, e dell’inesistenza di qualunque forma di controllo, l'avv. Cerroni il 12 agosto ha rimesso in funzione il Gassificatore per tutta la notte, con un rumore solo un po’ meno intenso di quello che ci aveva svegliato la notte del 4 agosto, quando ha prodotto quelle scorie che ha inviato in giro per la Pubblica Amministrazione romana e laziale come trofeo della sua impunità.

 

Vi sentite isolati nelle vostre battaglie?

Isolati no, in quanto siamo in buona compagnia di molti Comitati territoriali e Associazioni, riuniti nella Rete Regionale Rifiuti del Lazio, che comprende una quarantina di realtà, fra le quali Italia Nostra, il WWF, Legambiente, Arci Roma, Forum Ambientalista, Fare Verde, Medici per l’Ambiente, Coldiretti Lazio, Movimento Consumatori, Cittadinanzattiva… Abbiamo il sostegno di personalità illustri e scienziati con i quali concordiamo posizioni e obbiettivi; per citarne solo alcuni: Giorgio Nebbia, Andrea Masullo, Maurizio Pallante, Paul Connett, Federico Valerio, Patrizia Gentilini, padre Alex Zanottelli…

In questa lista non vedo né istituzioni né partiti politici. E’una dimenticanza?

Purtroppo siamo distanti dalla classe politica, che risulta essere sorda e cieca rispetto alle esigenze e ai diritti di tutti i cittadini, e asservita ad interessi di una lobby industriale che spazia ormai dal saccheggio immobiliare del territorio, alle grandi opere inutili e dannose, all’affaire dell’incenerimento alimentato dalla truffa CIP6 (contributi alle fonti di energia rinnovabile, cui sono stati indebitamente assimilati anche i rifiuti urbani, ndr), e fra un po’anche agli enormi e sciagurati interessi sul ritorno al nucleare.

E’del resto l’isolamento tipico della cultura ambientalista, che viene sempre relegata, anche da quelle forze politiche che per vocazione e definizione dovrebbero invece esaltarla, in una condizione di subalternità a delle non meglio definite compatibilità economiche e industriali.

Ma l’ambiente, la Terra, non risponde a queste logiche economistiche, e sta già dimostrando apertamente la sua intolleranza.

In termini più generali quali sono le soluzioni da adottare per risolvere una volta per tutte i problemi dello smaltimento dell’immondizia?

Quando si parla di rifiuti, viene quasi naturale pensare subito al modo in cui liberarsene – lo smaltimento appunto - e quindi alla discarica o agli inceneritori, o termovalorizzatori, come vengono ora chiamati in Italia. Ma questo è un doppio errore: in primo luogo perché si inizia ad affrontare il problema dalla sua fase terminale e non, come sarebbe più logico e opportuno, dalla limitazione nella produzione dei rifiuti, per passare poi al recupero e riciclo tramite la Raccolta Differenziata.

Il secondo errore consiste nel fatto che non è vero che l’inceneritore sia alternativo alla discarica, perché a valle di ogni inceneritore ci sarà sempre una discarica per le ceneri e i fanghi dei sistemi di filtraggio; ma in questo caso si tratta di rifiuti altamente inquinanti, e quindi molto più pericolosi dei rifiuti urbani; infine, in questo modo i continua a "buttare" i rifiuti, sotterrandoli o bruciandoli, con il solo piccolo ed effimero vantaggio di un recupero energetico.

Approcciando invece il problema sotto l’aspetto e la finalità del recupero del materiale - e cioè della gestione, non più rifiuto quindi ma Materiale Post Consumo (MPC) da riutilizzare - si ha il grande vantaggio di non creare inquinamento, e il risparmio energetico derivante dal recupero del materiale, soprattutto carta e plastica, risulta fino a cinque volte superiore rispetto a quello che si ottiene bruciandolo.

Il modo migliore per affrontare e risolvere il problema del rifiuto sta proprio in questo cambio di atteggiamento, che si sta diffondendo sempre più nel mondo, e anche in Italia; cioè non considerare più il rifiuto come qualcosa di inservibile di cui liberarsi, ma pensarlo invece come qualcosa di ancora utile che va recuperato e riutilizzato.

Parlando in termini ‘capitalistici’, ci potrebbero essere argomenti di attrattiva per imprenditori che intendono effettuare lo smaltimento salvaguardando realmente l’ambiente?

Preferisco parlare in termini ‘industriali’, facendo riferimento sia all’aspetto imprenditoriale che a quello occupazionale, piuttosto che ‘capitalistici’, che richiamano alla mente in primis il profitto.

Per rispondere alla domanda occorre fare riferimento alla distinzione tra smaltimento e gestione dei rifiuti.

Nello smaltimento, che è il sistema predominante in Italia, la produzione dei rifiuti è determinata dal ’mercato’, che impone i suoi imballaggi, gli "usa e getta" e i vuoti a perdere; i rifiuti così prodotti vengono raccolti in modo prevalentemente indifferenziato – nel Lazio la raccolta differenziata è ferma all’11-12% - e avviati allo smaltimento in discarica e negli inceneritori -. Questo sistema prevede forti investimenti in impianti industriali, e i guadagni per gli imprenditori che li costruiscono e/o che li gestiscono, sono quasi interamente costituiti dagli incentivi pubblici CIP6, indebitamente pagati da tutti i cittadini e condannati dalla Comunità Europea.

La gestione dei rifiuti prevede invece un controllo e una limitazione nella produzione dei rifiuti: meno imballaggi, vuoto a rendere, prodotti alla spina – soprattutto detersivi, ma non solo – riduzione drastica, fino all’eliminazione, dell’"usa e getta"; si passa poi per una raccolta differenziata che sia il più spinta e selettiva possibile, e l’avvio dell’MPC (Materiale Post Consumo) ai consorzi di filiera per il recupero. Le possibilità imprenditoriali si moltiplicano e diversificano, gli investimenti in impiantistica sono decisamente inferiori, mentre aumenta l’occupazione. Le risorse CIP6 tornano ad essere destinate, come dovrebbero, allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, eliminando così l’anomalia di un "Paese del Sole" che ha una produzione di energia elettrica da solare inferiore a quella di paesi nordeuropei.

La tua lucida e chiarissima analisi mi fa venire in mente una domanda: si parla di costruire altri inceneritori o, come si vogliono chiamare, ‘gassificatori’, ma se, come previsto e come imposto dalla CE, dovessero essere raggiunte, nel breve e medio periodo, percentuali di Raccolta Differenziata accettabili, che fine farebbero questi inceneritori?

Diciamolo chiaramente una volta per tutte: INCENERIMENTO ed RD sono alternativi. L’inceneritore, una volta costruito, deve essere alimentato continuativamente da una quantità di rifiuti adeguata. E’ chiaro quindi che la costruzione di un inceneritore limita sia azioni di riduzione dei rifiuti, sia la raccolta differenziata, perché non si può far mancare il "carburante" che tiene acceso l’impianto; non a caso di solito nei contratti di servizio degli inceneritori ci sono delle clausole che impongono alle Amministrazioni di fornire una quantità minima prefissata e obbligatoria di rifiuti da conferire, salvo pesanti penali da pagare. E’ chiaro quindi che le percentuali di RD previste e imposte dalla CE, a cui ti riferisci, non saranno mai raggiunte in presenza di inceneritori; mentre il raggiungimento di tali percentuali renderebbe non conveniente l’investimento economico negli impianti neanche in presenza degli incentivi CIP6. Non è un caso quindi che gli inceneritori tendano sempre ad aumentare la loro capacità: sono considerazioni logiche ed elementari.

14. Hai degli esempi?

Certamente! Ad esempio l’inceneritore di Brescia che, costruito per 220.000 t/a attualmente ne brucia oltre 700.000, e più recentemente il caso di Hera, a Ferrara, dove la società ha deciso di triplicare l’attività dell’inceneritore, portandolo a 130.00 t/a, mentre il trend storico dei rifiuti smaltiti tramite incenerimento nella provincia di Ferrara indica volumi decisamente inferiori a quelli richiesti da Hera: 51.487 tonnellate nel 2002, 54.748 nel 2003, 59.342 nel 2004, 57.686 nel 2005, 39.527 nel 2006 e 43.188 nel 2007. Queste realtà citate sono esempi emblematici. che mi portano ad affermare che mente sapendo di mentire chi continua ad affermare che "si devono costruire gli inceneritori e aumentare contestualmente la Raccolta Differenziata".

Maurizio, ti ringrazio per la disponibilità e spero che una conoscenza più vasta e diffusa dei problemi relativi allo smaltimento dei rifiuti possa accrescere la sensibilità di tutta la cittadinanza e dei movimenti politici verso il tema ambientale, per spingere le istituzioni a prendere decisioni improntate alla salvaguardia della salute.

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