E ora finisce sotto inchiesta
l´intero sistema rifiuti nel Lazio
Gli investigatori passano al setaccio tutti gli impianti
regionali. Il Wwf contro il gassificatore di Albano
di Cecilia Gentile
(13 novembre 2008)
Il sequestro del gassificatore
di Malagrotta, eseguito martedì scorso dai carabinieri del Noe, è
soltanto un aspetto di un´inchiesta molto più complessa che va avanti da
un anno e riguarda tutto il sistema dei rifiuti nel Lazio.
Nel mirino dei militari dell´Arma non ci sono solo Malagrotta, il Colari
di Manlio Cerroni e le delibere della passata giunta regionale di
Francesco Storace. Gli investigatori stanno passando al setaccio tutti
gli impianti del Lazio e tutti gli atti della struttura commissariale
che ha governato la fase dell´emergenza, chiusa formalmente lo scorso 30
giugno.
Intanto, alla documentazione raccolta dal Noe si aggiunge quella del Wwf
Lazio, che ieri in conferenza stampa ha annunciato di voler mettere a
disposizione della Procura attraverso un esposto il risultato delle sue
indagini. «E´ incerta - dichiara l´avvocato del Wwf, Vanessa Ranieri -
l´origine del cdr che verrà avviato a combustione, perché non è
specificato il materiale utilizzato, fatto che non aiuta a capire la
qualità e la quantità di emissioni. Si aggiunga - prosegue Ranieri - che
il sistema di monitoraggio in una delle aree a più alto rischio
ambientale del paese pare del tutto inadeguato, come da tempo segnalano
i residenti».
E´ a tutto campo la battaglia del Wwf. «Anche per il gassificatore di
Albano ci rivolgeremo alla magistratura - annuncia il presidente Raniero
Maggini - Le procedure di rilascio della Via, la valutazione di impatto
ambientale, sono state quantomeno suggestive: prima la Via è stata
negativa, poi sospesa, poi integrata, poi positiva. Ci hanno
completamente escluso dal procedimento, nonostante avessimo presentato
delle osservazioni. Siamo al di là dell´indisponibilità, siamo nel
completo mancato rispetto delle regole». Per Maggini, «il sequestro del
gassificatore appare provvidenziale in un contesto di assordante
silenzio della politica, rotto solo in favore della demagogica difesa
d´ufficio dell´impianto». «Si agita lo spauracchio del rischio Campania
per attivare il gassificatore», dice ancora Maggini, che chiede al
presidente della Regione Marrazzo «chiarezza, trasparenza e l´assunzione
di responsabilità per una nuova pagina della gestione dei rifiuti del
Lazio che sia incentrata sulla raccolta differenziata porta a porta».
La evocano tutti la chiarezza
all´indomani del sequestro del gassificatore di Malagrotta, anche se da
fronti diversi e con obiettivi diversi. «Ci sono molto cose da chiarire
- afferma il senatore del Pdl Andrea Augello - non solo riguardo i
problemi delle certificazioni mancanti, ma anche sull´origine
dell´inchiesta, sul ruolo dell´Arpa e sul contesto politico che fa da
sfondo alla vicenda». «Vogliamo vederci chiaro - dice anche il sindaco
Gianni Alemanno - Malagrotta è un territorio già ampiamente massacrato
da un modo errato di smaltire i rifiuti, come è la discarica. Nel
costruire il futuro dello smaltimento, con gassificatori o altri
impianti, non vogliamo ripetere gli stessi errori».
«E´ il sindaco Alemanno che deve fare chiarezza sullo smaltimento dei
rifiuti, indicando da subito un sito alternativo per una nuova
discarica», ribatte il capogruppo del Pd in Campidoglio, Umberto
Marroni. Una scelta impopolare, che il Campidoglio è restio a operare,
ma su cui fanno pressing Provincia e Regione. «E´ fondamentale avviare
subito il gassificatore di Malagrotta - sostiene l´assessore provinciale
alle Politiche del territorio Michele Civita - perché questa è una delle
condizioni per chiudere la discarica unitamente all´aumento della
raccolta differenziata. Il Comune di Roma inoltre deve trovare al più
presto un sito per la nuova discarica».
Il deputato del Pdl Fabio Rampelli punta il dito sullo «sconcio della
delibera di autorizzazione del gassificatore emanata nel 2005, a pochi
giorni dalla fine della legislatura e senza alcuna trasparenza».
«Occorre mettersi in testa - sottolinea Rampelli - che le scelte
amministrative che hanno impatto ambientale e territoriale vanno
negoziate con percorsi lineari e non possono essere calate dall´alto».
«Siamo per la riaffermazione delle leggi, ogni impianto non può che
essere a norma - ribadisce da parte sua il presidente della Regione
Piero Marrazzo- Mi auguro che sia molto veloce il raggiungimento della
legalità, se c´è, perché abbiamo bisogno di non mettere assolutamente in
crisi la programmazione sulla politica dei rifiuti».