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Malagrotta, bufera sul gassificatore

Il sequestro e le accuse: "Nella zona troppi impianti a rischio"
 

di Cecilia Gentile

 

 

La discarica più grande d´Europa, un deposito di carburante, una raffineria, una gigantesca cava, un impianto di rifiuti tossici ospedalieri, due impianti di trattamento per la produzione di ecoballe. Ecco perché, secondo i carabinieri del Noe che ieri mattina lo hanno messo sotto sequestro, il gassificatore a Malagrotta non può stare. In quel territorio di Roma ovest sono già concentrati troppi impianti ad alto rischio: la normativa Seveso 2 lo vieta categoricamente.

Allora, perché è stata data l´autorizzazione alla realizzazione dell´impianto che proprio domani doveva essere presentato alla stampa e ai romani? Per scoprirlo, su mandato della Procura di Roma che ha aperto un´inchiesta, ieri mattina i carabinieri sono entrati negli uffici della Regione, in via del Caravaggio, e hanno sequestrato tutti i documenti relativi al gassificatore e all´emergenza rifiuti nel Lazio. Il documento più vecchio risale al 1999, con l´ordinanza 29/42 che dichiarava lo stato d´emergenza rifiuti, all´epoca di Piero Badaloni presidente. Il primo atto che parla del gassificatore a Malagrotta risale al 2002, legislatura Storace, Marco Verzaschi commissario straordinario ai rifiuti.

La ragione del sequestro, dunque, non è solo la mancata messa a norma dell´impianto anti incendio. Se fosse questo, la questione potrebbe risolversi in un paio di giorni, così come è stato per il serbatoio della caldaia fuori misura, che due settimane fa è stato sostituito con uno più piccolo. Qui viene contestata la collocazione stessa del gassificatore nell´area di Malagrotta, che da anni attende la chiusura della discarica, continuamente soggetta a proroga.

«La priorità è la tutela della salute dei cittadini - dichiara il presidente del municipio XVI Fabio Bellini - Sono necessari un piano di area vasta, che consideri la natura particolarissima di questo territorio, ed un monitoraggio diffuso di aria, acqua e suolo condiviso con i cittadini, eseguito in completa trasparenza». «Da anni chiediamo un monitoraggio dell´inquinamento della zona - racconta Sergio Apolloni, presidente del comitato dei residenti - Anche l´assessorato comunale Ambiente lo chiese nel 2003 con una lettera al Colari, il Consorzio laziale rifiuti.

L´Arpa ci ha concesso solo una ridicola centralina presa in prestito da Frosinone, messa a tre chilometri dalla discarica. I dati forniti non si possono considerare esaustivi, sono solo l´inizio di una mappatura della zona che richiederà mesi». Ancora Apolloni: «Ci hanno detto per anni che con il gassificatore avrebbero chiuso la discarica. Questa specie di scambio non ci è mai piaciuto perché è vero che vogliamo la chiusura di Malagrotta, ma senza l´apertura di altre fonti di inquinamento. Ora, addirittura, veniamo a sapere che la discarica rimarrà aperta finché non se ne costruirà un´altra. E l´altra dove vorrebbero realizzarla? A Monti dell´Ortaccio, tra Malagrotta e Ponte Galeria, a due passi da qui. Cornuti e mazziati. E l´inferno continuerà».

(11 novembre 2008)

 

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